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Stand, Walk, Surf, Repeat! Oltre i limiti

Conosciamo meglio Fabrizio Passetti, un “adaptive surfer” e un esempio da seguire.

Fabrizio Passetti, surfer professionista

Fabrizio Passetti, surfista professionista italiano, è nato a Genova, in Italia. Il surf è sempre stato la sua grande passione. L’amore di Fabrizio per questo sport e le onde non ha mai vacillato, anche nei momenti più difficili. Una passione che gli ha dato la forza di accettare e superare le sfide.

Avrebbe dato la vita per tornare nell’oceano e rivivere questi fantastici momenti che solo il surf può regalare. Proprio così, Fabrizio avrebbe dato qualsiasi cosa per sentire di nuovo quell’adrenalina e per tornare allo stile di vita che amava da sempre. Svegliarsi all’alba con il fremito dentro, quell’eccitazione unica che si prova la sera prima di cavalcare le onde, l’esaltazione da condividere con gli amici.

Un mercoledì da leoni

Fabrizio ha iniziato a fare surf all’età di 13 anni, poco dopo che la sua famiglia si è trasferita a Varazze, uno dei migliori luoghi dove surfare in Italia. Prima di quel momento non aveva avuto la possibilità di conoscere questo sport. Iniziando a vivere a Varazze, vide per caso in un bar delle fotografie di surfisti locali che presto divennero i suoi nuovi amici nonchè modelli ideali. Si avvicinò quindi al surf, imparò rapidamente e comprese sempre più  quanto quello sport lo appassionasse e lo facesse sentire vivo.

In quegli anni l’unico modo per imparare a surfare era quello di affidarsi agli esperti locali direttamente tra le onde. Internet non era cosi utilizzato ed era difficile reperire materiale audio e video o informazioni a riguardo, soprattutto in Italia. Fabrizio ricorda di aver visto decine di volte il famoso film “Un mercoledì da leoni”, i cui i protagonisti, giovani aitanti surfisti californiani, facevano sognare! Fabrizio era molto giovane rispetto a tutti gli altri, ma lui e il suo grande amico Fabio Giusto, imparavano velocemente e mostravano un talento innato.

Erano appellati grommets, due piccoli ragazzetti ribelli e spericolati, temerari tra le onde. Iniziarono entrambi a partecipare alle gare, anche se detestavano alcune modalità poco etiche, diffuse tra alcuni partecipanti, di truccare il punteggio. Preferivano dedicarsi al miglioramento della loro tecnica, ma soprattutto a divertirsi gareggiando. E alla fine, erano sempre in testa alla classifica sbaragliando tutti gli altri. Fabrizio aveva 16 anni quando gareggiò ai Campionati Nazionali Italiani; quella sarebbe stata l’ultima volta.

Si classificò quinto, sempre un passo indietro rispetto al suo amico Fabio che invece si piazzò terzo. Era molto deluso dei suoi risultati, ma trovò la giusta motivazione per allenarsi ancora più duramente con l’intento di partecipare anche l’anno successivo raggiungendo un livello di preparazione atletica nettamente superiore. Era l’anno 2000, Fabrizio non si era mai sentito così in forma e pronto!

L’incidente motociclistico

Pochi mesi prima del campionato, Fabrizio venne coinvolto in un incidente motociclistico con un amico e si ferì gravemente ad una gamba. Il suo amico ne uscì illeso, ma per lui fu l’inizio di un calvario. Era il giorno del suo diciottesimo compleanno quando gli viene detto che la sua gamba doveva essere amputata. Di lì in poi sarebbe stato un susseguirsi di interventi, complicanze e ripetute infezioni che lo avrebbero prostrato e reso la sua riabilitazione dolorosa. Per più di un anno non poté indossare nemmeno una protesi, ma soprattutto Fabrizio si vide costretto a rinunciare alla sua passione più grande, il surf.

La guarigione dall’infezione che complicava ancor più la situazione, fu merito del luminare Sebastiano Martinoli, che in Svizzera riuscì a trovare la cura definitiva per Fabrizio, trattando l’osso, pensate un po’, niente meno che con acqua di mare. Lui gli sarà così grato che chiamerà Sebastiano, il suo secondo figlio.

L’intervento del professor Martinoli salvò parte dell’articolazione della gamba che era stata amputata al centro della rotula e che gli permetteva circa il 60% del movimento. Fabrizio ricominciò così a camminare e a tornare gradualmente ad una vita normale. Iniziò una gratificante carriera da chef, lavorando e viaggiando in Italia, Vietnam, Laos, Cambogia e Thailandia

Ma Fabrizio non riusciva a considerare perduta la sua più grande passione e cercò in ogni modo di tornare tra le onde allenandosi duramente e praticando body board. La protesi fissa in resina che usava però non era adatta, non gli permetteva movimenti e finiva sempre col perdersi in mare. Nonostante tutto non si scoraggiò, testardamente e con tutta la sua determinazione lottava e sfidava anche le onde più pericolose. Certo la frustrazione era tanta in quel periodo e per anni ebbe terribili incubi notturni.

Fabrizio Passetti, professional adaptive surfer

Una nuova vita

Fabrizio tornò in Italia e iniziò un nuovo capitolo della sua vita formando una famiglia. Il suo primo figlio, Filippo, divenne fulcro della sua vita, il suo angelo, la persona più importante che riempiva ogni vuoto e dava un senso a tutto. Man mano che Filippo cresceva, rappresentava per il padre una sorta di rivalsa, la persona amata a cui trasmettere tutta la sua passione per il mare e per il surf. Ma il suo trasporto ebbe inizialmente un effetto opposto su Filippo che non si dimostrava incline a seguire le orme del padre tra le onde, pur comprendendo di procuragli grande dispiacere.

Purtroppo il ginocchio di Fabrizio fu colpito da una nuova infezione procurata da un difetto della protesi in uso che non era ben allineata. Rischiò un ulteriore amputazione e incominciò per lui un periodo terribile. Furono mesi di trattamenti lunghi ed estenuanti: la camera iperbarica, ingenti quantità di antibiotici, tempi di attesa infiniti negli ospedali, un sistema sanitario poco efficace, ma soprattutto ortopedici scoraggianti. “Non credevano nemmeno che potessi tornare a camminare, figuriamoci a fare surf…” ricorda Fabrizio.

Non si perse d’animo, anzi, contro tutto e tutti, acquistò una muta e continuò a nuotare ogni giorno per fortificare la sua gamba. Andò in palestra regolarmente e proseguì le cure farmacologiche finchè il suo ginocchio cominciò a dare chiari segni di miglioramento. Sembrava un miracolo!

Il dottor Carrega conosceva Fabrizio da molto tempo, era al corrente della sua preparazione atletica e di quanto fosse stato attivo e determinato in passato. Fu con il suo aiuto che Fabrizio poté richiedere alla clinica, presso la quale era in cura, una nuova protesi più performante adatta alla sua gamba. La direzione medica però si rifiutò di fabbricargliela, per non assumersi la responsabilità di quella che a loro appariva come un’inutile forzatura.

Un giorno Fabrizio, mentre era col padre e suo figlio Filippo, raccolse le forze e seguì il suo più grande desiderio. Prese una vecchia protesi, se la avvolse saldamente fino alla vita col nastro adesivo e con la tavola sotto braccio entrò in mare. Era quello che più desiderava fare da troppo tempo. Cavalcò qualche onda e con il sorriso sulle labbra disse a suo figlio: “Ci sarà un giorno in cui saremo solo tu, io e il mare.”

Una nuova protesi

Fabrizio, deciso più che mai, tornò a chiedere che fosse realizzata una nuova protesi completamente disegnata da lui, adatta a surfare. Questa volta riuscì ad ottenere il suo nuovo arto e partì per Bali. Durante la prima settimana gli sembrò un sogno: era tornato a surfare e aveva la sensazione di avere entrambe le gambe. Purtroppo dopo qualche tempo la protesi cadde a pezzi.

Ogni giorno Fabrizio raccoglieva le parti danneggiate e le assemblava aggiungendo altri pezzi, adattando al meglio il suo arto salvifico. E continuò a navigare tra le onde, in un modo o nell’altro, cadendo e faticando, ricominciando ogni giorno. Continuò a fare surf malgrado tutto e a vivere momenti magici tra le onde di Bali.

Un piccolo angelo

A Bali Fabrizio conobbe molte persone speciali che lo sostennero e gli diedero la forza necessaria ogni giorno. La sua ragazza, il suo grande amico Darma The Legend e tante altre persone contribuirono a nutrire la sua forza. Poi incontrò anche Wafi, un bambino sfortunato a cui si affezionò subito, il suo piccolo angelo ferito. Un grave incidente aveva procurato ustioni su entrambe le sue gambe e una in particolare era in condizioni critiche e preoccupanti.

Fabrizio si fece carico della salute di Wafi e organizzò una raccolta fondi per permettere alla sua famiglia di curarlo e sottoporlo a tutti i trattamenti medici necessari per farlo tornare a camminare. In molti si unirono generosamente a quel nobile intento di aiutare Wafi e Fabrizio trovò in quello scopo la forza necessaria per continuare a lottare per se stesso.

Oggi Fabrizio è alla ricerca di uno sponsor che lo sostenga nella sua eterna sfida. Vorrebbe essere in grado di allenarsi regolarmente e mostrare che può tornare su quella tavola come un leone. Il suo sogno trova pieno sostegno in suo figlio Filippo e nella sua nuova famiglia. Realizzarlo oltrepassando ostacoli che all’inizio sembravano insormontabili, non ha prezzo.

La passione per le onde

Fabrizio ha creato il blog Stand. Walk. Surf. Repeat! dove condivide la sua vita, le sue passioni e la storia del piccolo Wafi che continua ad aiutare nel suo difficile percorso di riabilitazione.

Fabrizio non ha mai smesso di surfare, ma il suo obiettivo è di poter tornare tra le onde come faceva prima del suo tragico incidente. Il suo ottimismo e l’amore per la vita non vengono mai meno. E’ la sua passione più grande a guidarlo e a dargli la giusta motivazione, l’ispirazione e il coraggio necessari a non mollare mai. Un vero esempio per tutti.

Ogni giorno è una sfida e nel suo blog racconta che cosa significhi avere una disabilità per un atleta. Le difficoltà che si incontrano sono tante: dalla ricerca di un laboratorio adatto a costruire la giusta protesi, alla mancanza di infrastrutture adeguate, ma anche la bella solidarietà di altri surfisti o sportivi con disabilità simili.

Fabrizio si augura di continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica creando uno spazio dove poter sostenere chi, come lui, vuole tornare ad una vita sportiva regolare anche dopo un incidente. Il suo più grande desiderio è aiutare gli altri migliorando, con la sua esperienza, le loro opportunità e facilitando loro la strada verso una felicità ritrovata.

Siamo pertanto lieti e onorati di diffondere le sue parole raccontando la sua storia.

Un invito

Fabrizio invita noi e i lettori a seguire gli aggiornamenti e i progressi della sua battaglia e della ricerca in favore di Wafi. Entrambi, non si arrenderanno mai.

“Per molti anni, ho perso la capacità di fare surf, ed era tutta la mia vita,” dice il surfista Fabrizio Passetti, “Ora che l’ho ritrovata, non voglio perderla mai più.”

Siamo felici di poter dare spazio alla storia di questo atleta e agli sforzi che sta impiegando per se stesso e per gli altri nella sua stessa situazione. La storia di Fabrizio è d’ispirazione per tante persone in tutto il mondo.

Gli atleti come Fabrizio Passetti sono dei veri modelli da prendere ad esempio che possono fare la differenza, sia dentro che fuori dal campo di gioco.

Fabrizio Passetti un surfista professionista, di Severino Ricci

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