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Cultural Nuances Of The U.S. & Italy

Trieste raccontata da Giorgio Rossi, Assessore al Turismo e alla Cultura

Abbiamo avuto il privilegio di incontrare Giorgio Rossi, Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo, con deleghe a Eventi, Promozione culturale e sportiva, Turismo e Sistema Museale Civico di Trieste.

Giorgio Rossi è deciso, carismatico, molto disponibile, una persona di grande cultura che conosce a fondo gli aspetti storico-culturali di Trieste e che ama raccontarsi e raccontare in maniera appassionata e schietta.

Giorgio Rossi, assessore al Turismo e Cultura
Giorgio Rossi, assessore al Turismo e alla Cultura

Cenni storici su Trieste

Gentilissimo assessore Giorgio Rossi, ci racconti brevemente la storia di Trieste.

Trieste fino a circa 250 anni fa era una cittadina di pescatori e contava poco più di 5000 abitanti. In pochi decenni conobbe una grande prosperità grazie al commercio con le tantissime comunità limitrofe diventando il porto principale dell’Impero austro-ungarico, terza città dopo Vienna e Budapest.

Un passato glorioso che le ha fatto raggiungere in passato addirittura i 270.000 abitanti: imprenditori e commercianti croati, serbi, montenegrini, greci e turchi la presero letteralmente d’assalto portando, assieme all’operatività, nuove lingue, culture e usanze. Così quello che era poco più di un paesotto di italiani sulla costa, grazie ad un importante flusso migratorio, si trasformò in una metropoli cosmopolita, il prototipo dell’ideale convivenza globale.

Trieste, inoltre, nel corso della storia è stata per ben due volte oggetto di liberazione durante le due grandi guerre: incorporata nel regno d’Italia nel 1918 e dichiarata Territorio Libero sotto l’amministrazione anglo-americana dal 1945 al 1954. Non possiamo dimenticarci che questa terra è stata l’ultima enclave nazista verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ne sono conseguite situazioni di grave tragicità di cui resta traccia storica tangibile, ad esempio, nella Risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento nazista in Italia e in tutta l’Europa del sud. Nel 1954 con il Memorandum di Londra Churchill, Roosevelt e Stalin si spartiranno i confini decidendo così la distribuzione geografica dei territori che poi sarà quella politica del resto del mondo.

Trieste

L’impulso innovativo di Maria Teresa d’Austria

Quale fu il contributo innovativo di Maria Teresa d’Austria per la città?

Maria Teresa d’Asburgo fu una figura cardine nel sistema europeo e un riferimento fondamentale per la fioritura di Trieste. La sovrana aprì la città all’Ottocento rendendola mitteleuropea e dando luogo ad una serie di riforme e modernizzazioni in ambito scolastico, finanziario e sanitario. Introdusse l’obbligatorietà scolastica, fondò i primi asili nidi e ideò i ricreatori come punti di riferimento per i giovani. Straordinario il suo apporto alla sanità con l’impulso all’assistenza agli anziani e la costruzione di ospedali. Fece un’opera straordinaria quasi tre secoli fa, toccando temi scottanti che ancora oggi costituiscono un problema in molti paesi di confine.

Trieste al centro dell’universo

Il carattere mitteleuropeo di Trieste la rende una città unica nel suo genere.

Trieste si contestualizza come una città trainante della nostra società, una città utopica e pervasa da una visione moderna. Con l’apertura dei confini, soprattutto verso i Balcani, Trieste si ritrova praticamente al centro dell’universo. Se puntaste infatti un compasso sulla città con un raggio di circa 300 km vi trovereste a Venezia, Vienna, in Slovenia, in Croazia e sul litorale adriatico. Ecco perché oggi Trieste è un riferimento sociale di grande cambiamento, di integrazione, di realizzazione di quell’idea di città utopica per un vivere tranquillo e ideale.

Trieste e la sua offerta turistica
Foto di Linda Fiumara

Giorgio Rossi e Roberto Dipiazza, un’alleanza duratura

Lei e il sindaco vi adoperate per la città da molto tempo, una sinergia positiva e continua mi pare di intuire.

Io e il sindaco Roberto Dipiazza ci occupiamo di Trieste, con diversi ruoli istituzionali, da ben 23 anni. Entrambi proveniamo dal mondo dell’imprenditoria, io prima nell’edilizia e poi nel commercio, pertanto, abbiamo avuto un vissuto molto pratico e distante dalle dinamiche politiche.

Abbiamo fatto una lunga gavetta, ma fin da subito ci siamo impegnati con passione per attuare un cambiamento di mentalità radicale. I concetti di destra e sinistra forse erano adatti 50 anni fa, ma oggi occorre superare queste barriere e, pur rispettando gli aspetti ideologici, unire le forze per il bene della città.

Sono stati tanti gli interventi messi in atto, abbiamo riscoperto Trieste! Si può dire che l’abbiamo fatta nuova ed oggi con orgoglio siamo in testa alle classifiche del Sole 24 Ore per quel che riguarda la riqualificazione urbana e la qualità della vita.

Trieste
Foto di Linda Fiumara

L’offerta turistica di Trieste

Una città martoriata che è passata attraverso guerre, liberazioni e dominazioni, confluenza di tante culture che ha fatto del turismo un punto di forza. Ci parli dell’offerta turistica.

Proprio così, non tutti conoscono quelle che per Trieste sono state le tragedie della guerra. La Risiera di San Sabba, come ho ricordato, è lì a ricordarci gli orrori del nazismo ad esempio. Qui per 50 giorni c’è stata l’occupazione jugoslava di Tito, i massacri delle foibe, cioè gli eccidi ai danni dei militari italiani da parte dei partigiani slavi. Ma Trieste oggi è una città nuova che può vantare un’offerta turistica variegata.

No al turismo di massa

Intanto comincio col dire che non vogliamo un turismo di massa perché siamo una piccola realtà. La nostra provincia ha pressoché la stessa superficie del comune, non ci sono gli spazi per un turismo di massa. In quanto porto importante abbiamo il problema che ha anche Venezia: gli sbarchi delle grandi navi da crociera e i flussi dei viaggiatori tra linee marittime differenti.

L’offerta culturale

Per quel che riguarda l’offerta culturale in questi anni abbiamo seminato moltissimo e ora raccogliamo le soddisfazioni e gli straordinari risultati dei nostri sforzi nell’organizzare eventi, concerti, mostre, attività didattiche. Certo, durante gli anni di pandemia abbiamo sofferto come tutti, ma quest’anno abbiamo già registrato il 50% in più dei turisti rispetto al 2019, anno pre-pandemico.

Un’offerta diversificata

Possiamo garantire un’offerta diversificata: siamo riusciti a destagionalizzare l’offerta turistica declinandola in tutti e 12 mesi dell’anno, e questo è per noi un risultato importantissimo.

L’offerta paesaggistica

Fondamentale anche l’offerta paesaggistica di Trieste. Dal punto di vista architettonico è una città ben fatta e squadrata, con strade lineari sul modello delle grandi città asburgiche. Trieste si gira a piedi comodamente e ci si orienta facilmente, è una città ordinata e pulita dove difficilmente ci si perde. I maggiori punti di interesse distano al massimo un’ora di cammino.

Abbiamo poi una costa meravigliosa a 350 m sul livello del mare dove il clima è fresco, abbiamo la bora che spazza via l’inquinamento e dona cieli azzurri. Abbiamo la zona carsica con le sue grotte e il terreno roccioso ma permeabile che non è a rischio idrogeologico.

L’offerta storica

Trieste è anche e soprattutto offerta storica: la storia del ‘900 è stata scritta qui. Pensiamo a James Joyce che da Dublino si trasferisce qui scegliendo Trieste per il suo cosmopolitismo. E ancora Italo Svevo e Umberto Saba entrambi nati e cresciuti a Trieste.

L'offerta turistica di Trieste raccontata da Giorgio Rossi
Foto di Linda Fiumara

Trieste, una realtà di confine

Essendo Trieste una realtà di confine, come affrontate il problema dell’accoglienza dei flussi migratori?

I flussi migratori rappresentano un problema reale e, pur non essendo così eclatanti come quelli via mare nel basso Mediterraneo che spesso sfociano in tragici naufragi, sono comunque numericamente importanti. Si tratta di migranti silenti che passano per i boschi e per la città senza far notizia ma che costituiscono un problema di accoglienza reale. Il nostro paese è giustamente più inclusivo e tollerante rispetto, ad esempio, ad altri stati di confine, ma le problematiche di accoglienza che ne conseguono vanno affrontate.

Per Giorgio Rossi arte e cultura devono essere popolari e accessibili

Quali sono le modalità che adottate per avvicinare la cultura e l’arte ad un pubblico più ampio?

Oggi la cultura vive un momento di transizione. Sono convinto che arte e cultura debbano essere popolari e accessibili a tutti fuoriuscendo un po’ da quella sfera “radical chic” dentro la quale sono state relegate per anni. Tutti devono poter usufruire e godere di un’offerta culturale appetibile e accessibile.

Foto di Linda Fiumara

Le strategie per incentivare le visite ai musei di Trieste

Quali sono, quindi, le strategie per far affluire ai musei i giovani o persone, ad esempio, meno informate e distanti dal mondo dell’arte?

Ecco, strategia è proprio la parola corretta. Fin dall’inizio ho voluto dare una calmierata al costo dei biglietti di ingresso aumentando le fasce di gratuità. Visitare i musei non è prioritario rispetto ad altre attività e considerando che gli stipendi di una famiglia media sono tra i più bassi d’Europa, occorreva rendere più fruibile la cultura a partire dai prezzi.

Un museo intanto non avrà mai un bilancio positivo in termini di guadagno, invece potrebbe avere una valida capacità di diffusione della cultura. Andare al museo dovrebbe essere un’abitudine e non un privilegio. Si deve ancora lavorare molto sull’attività didattica e curare le relazioni con le scuole per incentivare le visite da parte delle classi, le occasioni per immergersi nella cultura devono essere aumentate.

Trieste
Foto di Linda Fiumara

Giorgio Rossi opta per un’offerta artistica accattivante

Quali scelte attuate per rendere interessante l’offerta culturale e turistica?

Ritengo che bisogni puntare su un’offerta non di nicchia ma più classica, che sia accattivante per la maggior parte del pubblico; preferire quindi mostre di artisti noti come Mirò, Ligabue, Van Gogh o Banksy che hanno grande attrattiva nell’immaginario di tutti, piuttosto che di autori meno conosciuti.

Lo stesso approccio vale per la musica e i concerti. Certamente diamo spazio a musicisti e cantanti locali, ma prediligiamo scelte più tradizionali con ospiti di gran richiamo che non siano troppo di nicchia. Sono scelte opinabili, me ne rendo conto, ma un’offerta più classica, come la chiamo io, è anche più efficace.

Un approccio imprenditoriale

Quanto conta la sua trascorsa esperienza imprenditoriale nella sua attività di assessore?

Ero un professionista nell’edilizia, un imprenditore, e quando sono arrivato in Comune si può dire che fossi vergine per questo tipo di attività, ma il metodo è lo stesso. Gestire i rapporti con le persone, saper capire e intuire e soprattutto dirigere un progetto sono tutti aspetti simili a quelli applicati ad un’azienda. L’approccio imprenditoriale è quello vincente e i risultati che stiamo ottenendo ci dicono che siamo sulla strada giusta.

Ciò che infine conta sono i numeri. Se mi accorgo che ad un determinato evento l’afflusso è minore rispetto alle aspettative, non posso riproporne uno simile, ma occorre cambiare direzione. E noi abbiamo agito così in questi anni, con l’esperienza abbiamo trovato un giusto equilibrio. Certo occorre mantenere i risultati raggiunti e per farlo serve strutturare gli uffici con concetti imprenditoriali e moderni che non diano adito a invidie e arrivismo, ma a passione e impegno perché arte e cultura sono un mondo meraviglioso. Gli assessori vanno e vengono, ma l’intera impalcatura che si allestisce deve essere salda e continuativa nel tempo.

l'offerta turistica di Trieste raccontata da Giorgio Rossi
Foto di Linda Fiumara

L’industria della cultura

A suo parere occorrerebbe incentivare l’impiego nel turismo e nella cultura?

Il lavoro occupa la maggior parte della vita di un uomo e per questo motivo che l’ideale è poter svolgere un lavoro che appassioni. Il lavoro, oltre che arricchirti di soddisfazioni e crescita personale però, ti deve dare anche il giusto riconoscimento economico. Ecco perché mi piacerebbe incrementare quella che io chiamo l’industria della cultura, un’industria sana, ecologica e appassionante in un paese come il nostro che trasuda cultura da sempre. Quindi spazio all’arte e a chi lavora nell’arte, nei musei o in qualsiasi forma di diffusione della cultura, con orgoglio e intelligenza!

L’importanza della comunicazione per Giorgio Rossi

Quanto conta una comunicazione efficace nel turismo? E quali forme di comunicazione prediligete?

Credo che la comunicazione digitale sia importantissima, ma non dobbiamo dimenticarci che non siamo un paese propriamente giovane e le informative cartacee, fatte di opuscoli e depliant, oppure gli info-point sono ancora necessari per raggiungere un pubblico più ampio. C’è spesso necessità di una comunicazione più diretta rispetto quella sul web; anche la radio o la televisione che ricordino più volte eventi e offerte.

Quando controlliamo le statistiche ci accorgiamo che la maggioranza dei visitatori dei nostri musei, il 70%, è costituita da stranieri o comunque proviene da fuori città. Questo risultato ci suggerisce che dobbiamo migliorare la comunicazione locale e attirare maggiormente gli abitanti di Trieste.

Giorgio Rossi ci racconta Trieste
Foto di Linda Fiumara

Musei più dinamici per Trieste

Che cosa cambierebbe nell’organizzazione museale?

I musei dovrebbero avere sicuramente maggiore flessibilità. Inoltre, occorre incentivare i prestiti di opere d’arte tra musei, e rendere possibile anche l’esposizione degli innumerevoli tesori che giacciono nei magazzini museali. Un museo deve essere dinamico, non statico, bisogna apportare sempre novità a rotazione. In questo senso c’è ancora tanta strada da fare, purtroppo esiste una mentalità conservativa ancora troppo forte.

Trieste in 3 parole per Giorgio Rossi

Potrebbe condensare Trieste in tre parole e raccontarci la sua visione per il futuro?

Trieste multiculturale, Trieste città aperta e Trieste città del futuro.

Trieste dovrebbe essere presa ad esempio come città multietnica perché la convivenza globale appartiene al DNA della sua popolazione da tempo. Una sorta di test significativo per la società.

Sogno che non si parli più del passato doloroso, di conflitti ideologici e politici che hanno rallentato il progresso della città negli ultimi cinquant’anni, ma solo della grande potenzialità che Trieste ha di rappresentare l’ideale della nostra società ora e in futuro: una città cosmopolita, prototipo dell’ideale convivenza globale!

 

Ringrazio l’Assessore Giorgio Rossi e la gentilissima dott.ssa Giulia Miraz

Ringrazio Linda Fiumara per le fotografie

 

di Désirée Coata

 

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